Il dipartimento delle Finanze ha diffuso i dati relativi alle pagelle fiscali 2020 (anno di imposta 2019): la fotografia fa emergere come i notai siano in vetta alla classifica dei redditi dichiarati, mentre agricoltori, allevatori e pescatori sono le attività meno redditizie.

I dati diffusi non risentono ancora del tracollo del fatturato prodotto dalla crisi economica provocata dal Covid-19: al contrario, grazie all’effetto della fuoriuscita di quasi 450mila partite Iva verso il regime forfettario, l’importo del reddito medio d’impresa o di lavoro autonomo risulta addirittura più alto. Il reddito medio che emerge dalle pagelle fiscali è infatti di 38.340 euro (considerando tutte le forme societarie), con un crescita del 7,3% rispetto all’anno di imposta precedente.

L’analisi delle pagelle fiscali

Analizzando nel dettaglio le pagelle fiscali 2020, emerge come i notai siano la macrocategoria che dichiara il reddito più alto, ossia 91.200 euro, con un aumento del 36,5% rispetto ai 66.800 euro dell’anno precedente.

Subito dopo i notai troviamo le attività professionali di consulenza, una categoria che comprende, tra gli altri, commercialisti, consulenti del lavoro e altri intermediari, che grazie alle pagelle fiscali hanno denunciato redditi medi per 70.600 euro, ossia 1.000 euro in più, in media, rispetto alle attività professionali sanitarie.

Scorrendo la graduatoria e arrivando alle attività legate al commercio, in questa categoria l’ingrosso di macchinari e attrezzature registra la migliore performance fiscale con un dato medio che si attesta a 54.500 euro.

Sono invece almeno quattro le macro categorie di attività che hanno dichiarato un reddito medio al di sotto dei 15 mila euro. In fondo alla classifica generale dei redditi medi troviamo quindi l’allevamento con 5.100 euro, fanalino di coda nonostante la crescita registrata rispetto al periodo d’imposta 2018 quando il settore si attestava a 4.500 euro. Poco più in altro ci sono gli agricoltori, con un importo medio dichiarato di 5.900 euro, e la categoria «pesca, piscicoltura e servizi connessi», che raggiunge quota 9.400 euro e ottiene la crescita percentuale più elevata rispetto all’anno d’imposta 2018 (+118,2%).

Tornando al settore commercio, sono gli ambulanti gli operatori che registrano il reddito medio più basso, fermandosi a 14.800 euro nonostante una crescita dell’11,8 per cento. Anche in questo caso bisogna segnalare il possibile effetto derivante dalla fuga verso la flat tax, che ha lasciato in questo settore poco più di 9.200 partite Iva.

Partite Iva e regime forfettario

Il fenomeno della “fuga” verso la flat tax è ormai generalizzato, dal momento che il 14% delle partite Iva rientra tra i forfettari e l’ex regime dei minimi. È quanto si legge anche nel comunicato del ministero dell’Economia che accompagna la pubblicazione dei dati relativi alle pagelle fiscali: «i soggetti aderenti al regime forfetario risultano circa 1,6 milioni (1,8 volte la numerosità del 2018), di cui oltre 800.000 hanno iniziato l’attività nel 2019».

In questa categoria il reddito imponibile è pari a circa 0 miliardi di euro per un valore medio di 13.895 euro mentre l’imposta sostitutiva del 15% o 5% (per i primi cinque anni di attività) è stata pari a 2,5 miliardi di euro per un valore medio di 1.733 euro.

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