Il bonus 200 euro previsto una tantum dal decreto Aiuti (Dl 50/2022) è nato per incrementare lo stipendio netto dei lavoratori, ma al contempo rischia di appesantire notevolmente la gestione delle buste paga di luglio: la misura avrà quindi un importante impatto operativo per i datori di lavoro e i professionisti che dovranno trattare i relativi adempimenti, anche perché il percorso applicativo delineato dal provvedimento non si può certo definire agevole.

Vediamo quindi a chi spetta e come sarà erogato il bonus ai 13, 8 milioni di lavoratori dipendenti che beneficeranno della misura.

I requisiti per beneficiare del bonus 200 euro

Il bonus di 200 euro sarà erogato ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro: per questa categoria di lavoratori la legge di Bilancio 2022 aveva già previsto una riduzione dello 0,8% dei contributi addebitati in busta paga. Per poter ottenere il bonus previsto del decreto Aiuti è quindi necessario che nel primo quadrimestre 2022 il lavoratore abbia ottenuto, almeno per un mese di stipendio, la riduzione dei contributi.

La norma poi precisa che, per poter ricevere il bonus una tantum, i lavoratori non devono essere titolari di alcun trattamento pensionistico, a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, e non devono far parte di un nucleo familiare beneficiario del redditi di cittadinanza.

Il bonus sarà erogato ai lavoratori dipendenti attraverso il datore di lavoro, che deve innanzitutto individuare i lavoratori che nel primo quadrimestre dell’anno hanno usufruito dell’esonero dello 0,80%, che hanno diretto al beneficio.

Oltre ai dipendenti, possono beneficiare del bonus 200 euro anche i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, i percettori del reddito di cittadinanza, i collaboratori domestici, gli stagionali o intermittenti, e i lavoratori autonomi occasionali.

Il tema dei neoassunti

Nel caso in cui un lavoratore sia stato assunto negli ultimi mesi, il datore di lavoro non può sapere se ha goduto o meno dell’esonero contributivo dello 0,8% durante il precedente rapporto: in questo caso, quindi, il dipendente, per poter accedere al bonus 200 euro, dovrà dichiarare la condizione della fruizione dell’esonero dal precedente datore di lavoro.

Una criticità può verificarsi se tale situazione si verifica ad esempio a fine luglio, nel caso in cui il lavoratore abbia interrotto il precedente rapporto di lavoro nelle prime settimane dello stesse mese: per ricevere il bonus dal nuovo datore, il lavoratore dovrà comunicare anche di aver goduto dell’esonero contributivo nel primo quadrimestre 2022 e di non percepire dal vecchio datore i 200 euro di bonus nell’ultima busta paga di luglio.

Lo stesso discorso si applica ai dipendenti con doppio datore di lavoro, come quelli in part-time, che possono richiedere il bonus una tantum su un solo rapporto.

L’autodichiarazione dei lavoratori

Il secondo passaggio per poter erogare il bonus 200 euro consiste nella raccolta di informazioni utili per poter corrispondere l’una tantum, in modo da essere pronti al momento dell’elaborazione delle buste paga di competenza della mensilità di luglio prossimo. Si tratta di un data al momento inderogabile, perciò bisogna prestare particolare attenzione per ottemperare all’adempimento. Il datore è quindi tenuto a farsi rilasciare una dichiarazione dai dipendenti (prevista dal comma 1, dell’articolo 31), con la quale sottoscrivono di non essere già titolari della prestazioni sopradescritte e quindi di avere diritto al beneficio.

La dichiarazione è obbligatoria solo per i dipendenti del settore privato: per pensionati e dipendenti pubblici saranno Mef e Inps a incrociare i dati a loro disposizione, nel rispetto delle norme privacy, per determinare se spetta o meno il bonus 200 euro.

L’aspetto oggettivo del bonus

Il bonus va erogato nella busta paga a titolo di una tantum, non è rapportato in caso di part time né deve essere riconosciuto in base alle giornate. Dal momento che non determina un incremento dell’imponibile contributivo e fiscale, confluisce direttamente nel cedolino e, non trattandosi di retribuzione, non entra nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto e/o di altri istituti. Infine, non è cedibile, sequestrabile o pignorabile.

Ad oggi l’Inps non ha ancora fornito indicazioni in merito al recupero delle somme corrisposte, ma è probabile che il datore di lavoro procedere al conguaglio con l’Uniemens del mese di luglio, riportando nel credito le somme maturate per effetto dell’erogazione dell’una tantum. Pertanto, anche i datori che utilizzano il calendario sfasato porteranno a credito gli importi sull’Uniemens di luglio, secondo quanto previsto dall’articolo 31, comma 4 del Dl 50/2022.

Credits: DepositPhoto/info@crashmedia.fi