Cartelle esattoriali meno care a partire dal 2022: è quello che potrebbe accadere se sarà approvata l’eliminazione dell’aggio, provvedimento presente tra le novità inserite nella legge di Bilancio.

La modifica del sistema di remunerazione dell’attività di riscossione, rappresentata per l’appunto dal superamento dell’aggio è un intervento richiesto già dalla Corte Costituzionale, che nella sentenza n.120 del 10 giugno 2021 ha invitato il legislatore ad una riflessione sulla ragion d’essere dell’aggio. Per come è formulato attualmente, infatti, l’aggio fa ricadere su alcuni contribuenti, in modo non proporzionato, i costi totali dell’attività di riscossione.

Nonostante la riforma fosse stata studiata per la legge delega sul sistema fiscale, il Governo ha voluto accelerare i tempi inserendola direttamente nella manovra. Per superare l’aggio, la riforma ha previsto l’introduzione di uno stanziamento annuale a carico dello Stato, in modo da assicurare i fondi necessari per il funzionamento del sistema di riscossione e coprirne i costi.

Saranno invece mantenuti, almeno per il momento, il rimborso dei diritti di notifica degli atti di riscossione, pari a 5,88 euro a cartella, e le spese per le procedute di recupero. A regime, l’eliminazione dell’aggio avrà per il bilancio statale un costo annuo di circa 925 milioni di euro.

In questo scenario diventa fondamentale il ruolo delle banche dati come l’Anagrafe tributaria, che diventeranno centrali nell’attività di riscossione, grazie a sistemi informatici perfezionati in modo da poter controllare e gestire le pratiche.

Non si esclude, tuttavia, la possibilità di introdurre sistemi misti i cui costi siano ripartiti tra il bilancio statale e i morosi, come suggerisce Raffaello Lupi, professore di Diritto Tributatio all’Università Tor Vergata di Roma, che ha dichiarato al Messaggero:

Con il sistema attuale si finisce per mettere a carico di chi soddisfa le richieste di Equitalia-Agenzia Entrate riscossione i costi complessivi di mantenimento della macchina, a fronte di un costo vivo di recupero pari a quello della redazione ed invio di una lettera. L’efficienza – continua il professore – avrebbe invece richiesto valutazioni costi-benefici sull’avvio dell’esecuzione coattiva, col recupero in capo all’inadempiente anche delle spese vive di pignoramento e vendita, determinate in modo personalizzato“. E conclude: “Prima di discutere su chi debba pagare il funzionamento di questi uffici, se l’erario in generale o i contribuenti morosi, occorre ripensarne radicalmente le funzioni“.

Credits: La Stampa – www.lastampa.it